Formazione liturgica
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
24 luglio 2024 * S. Cristina vergine
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Perugia Tempio di San Michele Arcangelo 006A cura di Anna e Alfio

Con l’incontro di questa sera, molto breve, iniziamo ad affrontare la seconda parte della santa messa, quella della liturgia eucaristica, abbiamo visto tutte le parti precedenti; l’introduzione, l’atto penitenziale, il gloria, la liturgia della parola, i gesti, il silenzio, l’omelia.

Questa sera iniziamo con la liturgia eucaristica per capire bene ciò di cui parliamo dobbiamo ritornare ad un accenno che vi ho fatto della santa messa come veniva svolta nei primi secoli fino al sesto secolo circa in cui c’erano praticamente come “due messe” diciamo.

C’era la messa dei catecumeni cioè di coloro che ancora non avevano ricevuto il sacramento del battesimo e i sacramenti dell’iniziazione e quindi erano presenti alla liturgia della parola che terminata questa messa della parola, diciamo così, si allontanavano mentre coloro che avevano ricevuto i sacramenti di iniziazione - battesimo cresima ed eucarestia venivano dati in questo ordine - iniziavano questa messa vera e propria in cui il protagonista che è il centro della riflessione di questa sera era ed è l’altare.

Succedeva che in questa parte i laici portavano ed iniziavano una grossa processione offertoriale portando in dono innanzi tutto il pane e il vino che dovevano servire per la consacrazione eucaristica e poi tanti altri doni che servivano sia alla chiesa, alla comunità, sia ai poveri.

Questa abitudine che si è un po’ persa a partire dal nono secolo perché c’è stata una sorta di “clericalizzazione” per così dire, cioè, i sacerdoti preparavano l’altare. Mentre all’inizio non era così c’era questa grossa processione offertoriale in cui venivano portate le offerte le prendeva il diacono e le deponeva sull’altare, il deporre le offerte sull’altare già rendeva queste cose sacre, ovviamente in forma diversa perché il pane e il vino non erano ancora consacrati ma si preparavano ad essere consacrati con le Parole della Consacrazione Eucaristica. Gli altri doni erano anch’essi cosa sacra perché venivano portati sull’altare, e l’altare voi sapete ha un significato amplissimo. L’altare è il luogo del sacrificio ma l’altare è anche Cristo stesso che si dona, per questo durante la santa messa e anche oggi abbiamo avuto questi amici che hanno messo la veste bianca; ci si mette la veste bianca perché l’altare è Cristo è il luogo delle cose sacre, quindi non ci si veste sull’altare per apparire ma ci si veste per rispetto dei grandissimi misteri delle cose sacre che vengono celebrate e portate, e questo si rifà all’affermazione di Gesù nel vangelo di Matteo al cap. 29, quando lui nella polemica con i farisei dice: ma è più grande l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? È l’altare che rende sacra l’offerta e si rifà a quello scritto importante di S. Paolo nella lettera ai Romani al cap. 12.. in quella bellissima lettera ai Romani che è una lettera apologetica di evangelizzazione e di analisi mistagogica. A proposito che significa mistagogica? Significa introduzione graduale, di cammino in cammino, di passo dopo passo sui misteri e la ricchezza dela liturgia e, nel nostro caso, del battesimo. San Paolo parte dal peccato di empietà nei primi capitoli per culminare nell’ottavo in cui parla della grazia santificante che proviene dallo Spirito Santo donato nel Battesimo e proprio nel cap. 12, che è quello che ci interessa per la nostra riflessione, dice: “offrite i vostri corpi come sacrificio vivente santo e gradito a Dio” e si rifà all’altare.

Allora le prime comunità cristiane avevano ben chiaro questo: la liturgia eucaristica è il momento che inizia con la processione dei doni che vengono portati sull’altare e che rendono questi doni cosa sacra. Il culto spirituale era anche per essi estremamente chiaro… Vedete noi pensiamo sempre al culto spirituale come qualcosa di molto etereo, invece il culto spirituale è qualcosa di estremamente concreto. Le comunità le prime comunità per certi versi erano molto più concrete di noi perché conoscevano i loro poveri, le loro necessità, le famiglie, le loro difficoltà e quindi le offerte che venivano portate sull’altare diventavano cosa sacra non solo per la consacrazione eucaristica ma perché quella consacrazione, quell’altare, rendeva quelle cose dono di carità alla comunità, cosa sacra. Tale senso è stato recuperato ampiamente dal Concilio Vaticano II (e prima ancora dal fecondo magistero dei santi) e che è da recuperare anche nelle comunità. Certo nelle grandi comunità non siamo educati, è difficile, ma.. Nelle piccole comunità è importante che ci sia il presentare all’altare i doni non soltanto per l’eucarestia ma anche per le necessità della comunità della chiesa ed anche per i poveri, per le famiglie in difficoltà, per i poveri di ogni sorta e grado. La custodia e il farsi carico per rendere tutto santo. Ecco che, dunque, la vita spirituale è qualcosa di estremamente concreto. Ecco perché i cristiani dei primi tempi in realtà erano molto impegnati nella vita sociale delle proprie comunità che magari non erano ancora convertite a volte pagando con la vita con la persecuzione nella vita sociale, nella vita politica, che è una cosa importante della vita di tutti i giorni.. I cristiani erano totalmente immersi, ma come capivano il modo con cui essere immersi? Attraverso la consegna di tutto ciò che c’è sull’altare che diventava cosa sacra. Ecco allora ha senso il congedo: andate “ite missa est” la messa è finita cioè, significa, la cosa sacra continua nella vita, l’altare rende sacro tutto ciò che viene portato su di esso.

Approfittiamo quindi di questa quaresima per ricordarcelo se possibile, magari, anche con gesti concreti di qualunque comunità e fare in modo che l’altare non è soltanto il luogo dove si celebra il sacrificio eucaristico ma dove il sacrificio eucaristico diventa germoglio per tutta la nostra vita, il lavoro, la famiglia l’impegno sociale, i momenti quotidiani, l’impegno politico o ovunque siamo chiamati a rendere tutto più “pneumatico”, cioè ripieno dello Spirito di Dio e questo è il nostro compito.

 

Paul Freeman

 

 

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