Santi Pietro e PaoloTesti liturgici: Dt 8,2-3.14-16; Sl 147; I Cor 10,16-17; Gv 6,51-58
Per il documento: clicca qui
Questa festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo – in cui si fa memoria del loro martirio, avvenuto a Roma, a poco distanza l’un dall’altro - per la Chiesa è una grande solennità. Lo dimostra anche il fatto che, come in altre celebrazioni analoghe, la Messa vespertina della vigilia è diversa da quella del giorno.
Questi due Santi, Pietro e Paolo, così diversi nella loro esperienza di vita e nel loro carattere, sono stati scelti e chiamati personalmente da Cristo, sia pure in contesti diversi; essi hanno risposto prontamente alla chiamata; l’hanno vissuta con fedeltà e con l’offerta della vita.
Perché sono stati uniti in una medesima festa?
È per mettere in luce le meraviglie della grazia che ha potuto operare in ambedue, in quanto colonne della Chiesa, nonostante il loro cuore vulnerabile e peccatore.
Sappiamo: Pietro, messo di fronte allo scandalo della Croce, ha rinnegato la sua fede; Paolo, sia pure in buona fede, ha perseguitato la Chiesa nascente.
Eppure, entrambi hanno saputo accogliere l’amore di Dio e si sono lasciati trasformare completamente da tale amore.
Sappiamo come Pietro abbia predicato in un primo tempo agli Ebrei; Paolo ai pagani; ma entrambi hanno compiuto perfettamente la volontà del Padre.
Cosa suscita in noi tutto questo? Solo ammirazione per loro o anche una risposta più concreta da parte nostra?
Due cose deve suscitare in noi: la gioia e la speranza.
Ci pone, infatti, di fronte alla misericordia di Dio verso due uomini peccatori; ci rendiamo allora conto che anche le nostre fragilità umane non sono di ostacolo all’opera di Dio, ma diventano l’occasione privilegiata dove si manifesta la sua potenza e la sua misericordia.
Tale potenza e misericordia operano nel cuore dei singoli, in maniera segreta ed intima. A volte, invece, si manifesta anche con prodigi, proprio come quello che abbiamo ascoltato oggi: la liberazione di Pietro dal carcere.
Cosa era capitato?
Erode, per far cosa gradita ai Giudei, aveva messo a morte l’apostolo Giacomo e poi ha fatto imprigionare Pietro. Ma la potenza umana, sia pure che usi prigioni e catene, sia pure che metta più di un vigile per sorvegliare, non può competere con quella di Dio; ed ecco il prodigio: Pietro, in maniera fuori dell’ordinario, è liberato da un angelo.
Però, dietro questo fatto, c’è un altro fatto. È stato così espresso: “Mentre Pietro era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente a Dio una preghiera per lui”.
È la preghiera che ottiene il miracolo!
Pietro lo riconosce e, una volta liberato, così esprime la sua gratitudine: “Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode”.
Comprendiamo, allora, perché dobbiamo sempre pregare per il Papa, successore di Pietro!
Anche Paolo, come Pietro, riconosce che nella sua vita c’è stata sempre una mano dall’alto, che lo ha protetto, come si esprime lui stesso.
Infatti, dopo aver affermato: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”, aggiunge: “Il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza… e così fui liberato dalla bocca del leone”.
Quante difficoltà per vivere la fede e la coerenza, anche nella nostra vita!
Eppure, se riflettiamo bene, il Signore ci ha sempre aiutato!
Giustamente lo abbiamo cantato nel salmo responsoriale: “Il Signore mi ha liberato da ogni paura”.
E perché, allora, farci prendere dal timore e mettere dubbi per il futuro?
Se avessimo questa tentazione, ci aiutino e ci rassicurino le parole di Paolo: “Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen”.
Sac. Cesare Ferri, rettore Santuario San Giuseppe in Spicello