Testi liturgici: Zc 9,9-10; Sl 144; Rom 8,9.11-13; Mt 11,25-30Per il documento: clicca qui
Abbiamo ascoltato una espressione: “Viene il tuo re. Egli è umile, cavalca un asino”.
Tale espressione rivela la logica di Dio che, a prima vista, non è da noi pienamente comprensibile, in quanto la nostra è normalmente al contrario.
Invece, è necessario entrarci dentro se vogliamo comprendere bene quanto il Signore ha da dirci e permette lungo i giorni della nostra vita.
Cosa ci insegna?
La tipologia di re, di cui ci parla il profeta Zaccaria, non è certo quella a cui siamo abituati noi. Noi, in genere, abbiamo dinanzi agli occhi figure di regnanti e governanti piuttosto potenti, che fanno rumore e che riempiono le pagine dei giornali e le immagini televisive con le loro azioni, a volte tutt’altro che giuste e morali.
Di conseguenza, la nostra logica ci porta a dare più importanza a chi sta al comando ed ha in mano il potere, piuttosto che alla gente semplice e normale.
Il re di cui parla il profeta è definito: giusto, umile e vittorioso.
Non sembra un controsenso? Come si può essere nel contempo umili e vittoriosi?
Eppure, il Messia è colui nel quale anche questi opposti si compongono; la sua regalità non si fonda su un potere che schiaccia e umilia gli altri; la sua gloria sta nell’umiltà e nella mansuetudine, qualità che lo rendono vicino al cuore di coloro che lo cercano nella verità e nell’amore.
Può, pertanto, ben dire: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”.
Solo in questa ottica comprendiamo l’altra espressione: “Ti rendo lode, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”.
Anche questo, non entra nella logica umana.
Infatti, per noi, vale più chi è istruito ed ha conseguito titoli di studio. Non che la cultura non abbia valore, ma non è la cosa più importante di cui Dio si serve per rivelarsi e far comprendere il suo amore.
Il tutto, poi, diventa più comprensibile con quello che aggiunge: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”.
Non sembra anche questo un controsenso?
Una cosa è certa: i gioghi e i pesi nella vita non mancano a nessuno. Tutto sta nel come e per qual fine si portano.
Ci sono gioghi che ci schiacciano e non ci permettono di tenere la testa alzata verso il cielo: sono i gioghi delle cattive passioni, della durezza di cuore e dei peccati in genere.
Gesù, da parte sua, ci invita a prendere sulle spalle il suo giogo.
Anche il suo, dunque, è un peso. Ma il suo peso, a differenza degli altri, è leggero: significa che obbedire a Gesù e alla sua parola, facendogli spazio nella nostra vita, se all’inizio può sembrarci un impegno pesante, di mano in mano diventa esperienza di bellezza e pienezza di vita: si alleggerisce.
Si tratta, allora, di scegliere sotto quale giogo vogliamo vivere: sotto quello oppressivo e tirannico del peccato, oppure sotto quello liberante di Gesù?
Solo così, scegliendo lui, diventiamo quei piccoli evangelici a cui il Signore rivela i segreti dell’amore del Padre e del suo cuore.
È bello e consolante risentire l’espressione: “Ti rendo lode, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”.
Sac. Cesare Ferri, rettore Santuario San Giuseppe in Spicello