19 Gesù in mareTesti liturgici: I Re 19,11.13; Sl 84; Rm 9,1-5; Mt 14,22-33
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A volte, per certe situazioni, ci vien da dire: “Dove sei, Signore? Perché non rispondi?”.
Se non siamo in grado di ascoltare la sua voce non è perché Lui non sia presente o non parli. Il problema, semmai, è saperlo ascoltare davvero. Spesso non lo incontriamo perché lo cerchiamo in luoghi o con atteggiamenti sbagliati.
Anche Elia non lo incontrò nel vento, nel terremoto, nel fuoco.
Anche i discepoli non riconoscono Gesù durante la tempesta e lo scambiano per un fantasma.
Che fare allora? Quale atteggiamento assumere per incontrarlo e riconoscerlo davvero?
Impariamo da Elia.
Egli comprende che per sperimentare la presenza del Signore e per sentire la sua voce, è necessario imparare a tacere e a riempire quel silenzio con l’atteggiamento di attesa e di disponibilità.
Fin che siamo distratti, superficiali, chiacchieroni, tanto peggio quando le chiacchiere diventano maldicenze, la voce del Signore non è certamente chiara, e non si comprenderà mai la sua volontà.
Solitamente egli non si lascia trovare nella confusione e nel rumore, sia dentro che fuori di noi
La presenza di Dio è avvertita nella brezza: cioè nel silenzio, nella calma, nella pace e nell’amore.
Capite, allora, come sono importanti anche i momenti di silenzio durante la celebrazione e nella preghiera in genere.
Anche Gesù, per coltivare questi atteggiamenti, trovava tempo per allontanarsi dal rumore e per rimanere da solo a contatto del Padre, come abbiamo ascoltato: “Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare”.
Ed era proprio da questa preghiera che traeva la forza per continuare la missione e per compiere i miracoli, come quello oggi ascoltato: calmare le acque.
Quante tempeste abbiamo attraversato nella nostra vita e chissà quante altre ne incontreremo!
Ne siamo usciti nel passato? Ne usciremo per il futuro?
Certamente, se lo vogliamo! Il Signore è sempre pronto per aiutarci.
Non dobbiamo assomigliare a Pietro, che comincia a dubitare. Altrimenti anche a noi sarebbe rivolto il rimprovero di Gesù: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.
Spesso è proprio la paura che ci paralizza, al punto da non sapere più quali scelte fare e in quale direzione andare.
Per tale motivo, qualsiasi ombra ci sembra un fantasma e ci terrorizza.
Qual è, allora, la soluzione?
È quella di fidarsi di Dio: lui continua a dirci di non temere.
Se riusciamo a fare questo, la barca della nostra vita, per quanto sballottata dalle tempeste, non affonderà mai.
Però, ad una condizione: che, come Gesù, impariamo a salire sul monte della preghiera.
Se non abbiamo la fortuna di avere vicino a casa una chiesa o una cappella dove andare a pregare, inventiamoci un angolo di preghiera in casa, davanti ad una immagine o, meglio, davanti alla Bibbia aperta.
Sarà un brano della Bibbia o Vangelo, sarà il silenzio riflessivo, sarà il Rosario, sarà l’affidare al Signore le persone che amiamo ed anche quelle che non amiamo abbastanza.
Sarà mettere nelle mani del Signore tutte le preoccupazioni e le ansie che appesantiscono le nostre giornate.
Sarà ringraziarlo per tutti i doni che riempiono di gioia e di speranza la nostra vita.
Ogni giorno almeno dieci minuti dedicati a Dio danno un gusto nuovo al vivere quotidiano e potremo dire di aver incontrato il Signore.
Sac. Cesare Ferri, rettore Santuario di San Giuseppe in Spicello