Testi liturgici: Is 25,6-10; Sl 22; Fil 4,12-14.19-20; Mt 22,1-10
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Siamo di fronte a due banchetti, che hanno non un menu semplice e ordinario di tutti i giorni, ma è un pasto solenne.
Per quello evangelico è chiarissimo, si tratta di una festa di nozze e per di più del figlio del re.
Anche quello riferito da Isaia nella prima lettura è altrettanto solenne, come ci descrivono le parole: “Un banchetto di grasse vivande, di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati”.
Cominciamo a riflettere su quello evangelico.
È l’invito, come detto, a partecipare al pranzo di nozze del figlio del re.
Chi di noi non si affretterebbe ad accettare tale invito?
Sarebbe da gran maleducato non accettare, tanto più che potremmo perdere preziosi vantaggi, in quanto è fatto da una persona più alta, più nobile e più potente di noi.
Purtroppo, l’allegoria ci pone di fronte ad un dramma, quello del rifiuto da parte degli invitati, con le sue inevitabili conseguenze.
Il rifiuto è giustificato con scuse che rasentano il ridicolo. Non accettano, perché indaffarati e impigliati nelle fatiche quotidiane, non riescono a trovare il tempo per parteciparvi.
Anche la conseguenza è altrettanto tragica: “Mandò le sue truppe e fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme le loro città”.
A chi si riferiva Gesù, in quel tempo?
Ai capi dei sacerdoti e ai farisei, ma per farlo capire a tutti gli Israeliti.
Intendeva rammentare loro che erano stati chiamati per primi, ma hanno rifiutato perché impigliati in tanta casistica pratica, dimenticando l’essenziale.
Siccome, però, la salvezza portata da Gesù è per tutti i popoli, al posto loro chiama gli altri, dicendo: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”.
Applichiamo a noi, perché il fatto del rifiuto è quanto mai attuale.
Tutti in questa domenica, siamo stati invitati dal Signore a partecipare alla Santa Messa che, oltre ad essere il sacrificio del Figlio suo Gesù, è anche il banchetto in cui ci nutriamo del suo corpo e sangue. La cosa è anche facile ad organizzarsi in quanto è celebrato in diverse ore del giorno e in tante chiese, dal sabato pomeriggio alla domenica sera.
Ebbene, quanti rispondono con un diniego, tacito o palese che sia, ma che non regge, perché basato su scuse, se non ridicole, certamente non valide e dettate da assoluta indifferenza.
Quanti trovano sempre qualcosa di meglio o altro da fare, come se partecipare alla messa domenicale significasse fare un favore a Dio!
Non ci rendiamo conto, purtroppo, che i primi a perderci siamo proprio noi, rifiutando un privilegio così importante.
Ma ora un’altra domanda.
Come si applica a noi quella conseguenza che abbiamo ascoltato: “Mandò le sue truppe e fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme le loro città?”.
Non è da intendersi come intervento diretto del Signore, a modo di castigo, perché il Signore è sempre pieno di bontà e misericordia, ha pazienza nell’attendere la nostra conversione.
Tali parole stanno chiaramente a descriverci le conseguenze che ne conseguono quando non ascoltiamo il Signore e, quindi, quando non siamo disposti a fare la sua volontà. Grazie alla domenica che, in questo senso, gradatamente ci educa e nel contempo ci aiuta.
Le conseguenze, purtroppo, ci sono, sono tante e possiamo costatarle tutti: frenesia, scontentezza, nervosismi, egoismi, disaccordi in famiglia, famiglie che si sfasciano, odio tra parenti e vicini, crisi economica, delitti di ogni genere, guerre più o meno ampie, e così via.
Con ciò, come può realizzarsi l’espressione augurale ascoltata nella prima lettura?
La riascoltiamo perché si possa realizzare in noi: “Il Signore Dio asciugherà le lacrime da ogni volto”.
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello