Il Verbo si fece carneTesti liturgici: Is 52,7-10; Sl 97; Eb 1,1-6; Gv 1.1-18
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Oggi, in occasione della solennità del Natale del Signore, la liturgia ci propone tre Messe: quella della notte, quella del mattino e quella del giorno, con altrettante letture diverse, ma anche interscambiabili.
Quelle della notte celebra la nascita di Gesù, il quale viene a risplendere come luce nelle tenebre del mondo; quella dell’aurora celebra la sua prima manifestazione ai pastori che accorrono per adorarlo; quella del giorno celebra il Verbo di Dio che si è fatto carne, che si è fatto uno di noi.
Tutte sono all’insegna della gioia: una gioia annunciata, una gioia attesa, una gioia compiuta.
Noi stiamo utilizzando i testi proposti per la terza Messa, quella del giorno.
Nella prima lettura, il profeta Isaia dice: “Prorompete insieme in canti di gioia, perché il Signore ha consolato il suo popolo”.
Queste espressioni fanno seguito ad altre, lette nelle Messe presedenti, con le quali si asseriva come il popolo di Israele, che camminava nelle tenebre, ad un certo punto ha visto una grande luce. Ovviamente, si tratta della luce portata da Gesù.
Quel popolo, trasferito all’oggi, siamo noi. Infatti, senza Dio brancoliamo nel buio, vaghiamo nelle tenebre e siamo sempre scontenti.
Questo significa che, senza la presenza di Gesù, siamo davvero perduti.
Natale è un momento di grazia nel quale ciascuno di noi sperimenta la presenza del Verbo di Dio incarnato che ci dona la sua luce; solo accogliendo e seguendo lui, non viviamo più nelle tenebre del peccato.
Sappiamo tutti accogliere questa luce, di modo che illumini la nostra vita e ci dia forza per procedere nella strada del bene?
Guardando attorno a noi, sembrerebbe proprio di no, anche se in questo giorno tutti cercano di essere più buoni.
Lo ha detto espressamente il Vangelo: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo… eppure il mondo non lo ha riconosciuto… Venne fra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto”.
Questo, purtroppo, è il dramma del nostro mondo, per la qual cosa, anche chi è retto ed accoglie il Signore, ne subisce le conseguenze!
A pensarci bene, è stata anche la sorte di Gesù che si è manifestata sin dalla sua nascita: “Non c’era posto per loro nell’albergo”, costretto per conseguenza a nascere in aperta campagna, dentro un rifugio di animali.
E, di lì a poco, dovrà pure fuggire in Egitto; pertanto, non solo non accolto, ma addirittura perseguitato!
Molto interessante, poi, l’inizio della seconda lettura: “Dio che molte volte aveva parlato ai padre per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio”.
Anche oggi, egli continua a parlare per mezzo della Chiesa; lo fa attraverso i nuovi profeti, a cominciare dal Santo Padre, e lo rende credibile attraverso la vita e la testimonianza di tantissimi cristiani.
Sappiamo anche leggere i segni che ci accompagnano in questi giorni?
Per esempio, c’è quello della maggiori luce che accendiamo in casa, all’esterno e lungo le strade.
È solo un gesto di tradizione, e che per certi aspetti avvalora il consumismo, oppure è anche elevato a gesto di segno?
Dovremmo, invece, anche saper leggere che le maggiori luci da noi accese in questo periodo, dobbiamo interpretarle anche come segno, un segno che ci invita a contemplare la luce vera che non tramonta mai, quella di Cristo.
Devono aiutarci a vedere e incontrare Gesù che viene a rischiarare e rasserenare il mondo, con la sua luce di verità e di grazia, di gioia e di pace.
Tuttavia, gli uomini sono liberi: possono accogliere Gesù e vivere di questa luce, oppure rifiutarla.
Se abbiamo il coraggio di accoglierla, a nostra volta, diventiamo anche noi luce per gli altri.
Quanta gente ha bisogno di essere illuminata!
A pensare che, solo accogliendo Gesù luce vera, potremmo essere meno tristi e arrabbiati, più in pace e molto gioiosi, nonostante qualsiasi cosa in contrario!
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello