Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
27 agosto 2026 * S. Monica
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Esaltazione Santa CroceTesti liturgici: Nm 21,4-9; Sl 77 Fil 2,6-11; Gv 3,13-17
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Oggi siamo invitati a mettere a confronto due alberi.
Quello del paradiso terrestre che ha messo alla prova ed ha svelato la disobbedienza di Adamo e di Eva. Essi hanno mangiato il suo frutto proibito dal cui albero è venuta la condanna e la morte per tutti.
Quello del Calvario che ha svelato l’obbedienza di Gesù Cristo. Egli ha compiuto la volontà del Padre sino a subire il sacrificio della Croce dal cui albero è venuta la salvezza e la vita per tutti.
Oggi, per noi, è importante ascoltare e accogliere il messaggio che viene dalla croce.
Esso ci è presentano dalle letture ascoltate. Vediamo di coglierne l’insegnamento.
Di fronte all’episodio narrato dalla prima verrebbe da domandarsi: non sarebbe stato meglio se Dio avesse fatto scomparire quei serpenti velenosi?
Non avrebbe avuto nessun problema a farlo, visto che egli stesso li aveva fatti comparire, ma non lo fa, proprio per insegnare qualcosa.
Si serve dell’episodio per dare al popolo una soluzione strana: elevare un serpente di bronzo su un’asta che, guardato, guarisce dal veleno e restituisce la salute.
Che significato ha tutto questo?
L’intento di Dio non è soltanto quello di togliere il problema – sarebbe stato più facile e sbrigativo – quanto di far capire una grande verità.
Il fatto ha un significato simbolico, è messo in prospettiva della croce su cui sarebbe stato appeso Gesù. Ebbene, rivela la grande verità: guardando lui che non ha esitato salirvi per salvarci, noi siamo guariti dai nostri peccati.
Ma non solo.
Dobbiamo leggervi anche un significato più profondo.
Dio non toglie il dolore e le sofferenze dalla nostra vita, ma ci dà la soluzione per uscirne fuori. Ci invita guardarle sotto un’altra prospettiva: quella per cui ci è salito Gesù.
Egli, attraverso l’albero della croce, che prima si è caricato sulle spalle e su cui poi è stato crocifisso, dà al soffrire umano un significato nuovo.
In altre parole, Gesù prendendo su di sé la croce, ne fa il segno massimo dell’amore di Dio, come abbiamo ascoltato: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.
Allora, siamo invitati a guardare alla croce di Gesù per capire quanto Dio ci è vicino in tutte le situazione della vita, per quanto esse siano dolorose e difficili.
Dio non ci toglie certe contrarietà e sofferenze, ma ci dà la forza per superarle e andare avanti.
La croce, allora, non è tanto una penitenza da subire, o una mortificazione da vivere, o qualcosa da cercare. Tutto questo è da evitare, se possibile.
Essa, invece, è la conseguenza dell’amore, sia sul piano umano: quanti sacrifici dei genitori per i figli! Sia sul piano divino: quanti sacrifici da sopportare se si ama veramente Dio, se si amano veramente gli altri!
Poi, c’è un’altra cosa da correggere ed è questa: la salvezza che Gesù ci ha acquistato non è prodotta dalla croce per se stessa – poteva morire anche in altro modo - ma dal fatto che, per amore nostro, ha compiuto totalmente la volontà del Padre, disposto ad affrontare tutto, costi quel che costi, fino a dovere subire e accettare la croce.
Non l’ha cercata, infatti aveva detto: “Padre, allontana da me questo calice, però - aggiunge - non la mia ma la tua volontà sia fatta”.
Però, per essere fedele al padre, doveva svelare al mondo la sua misericordia, doveva affermare che lui era il figlio.
Proprio per aver detto questa verità, si è innescato un meccanismo di odio e cattiveria così grande da condannarlo a quel tipo di morte.
Applichiamo a noi.
Sarebbe poca cosa limitarsi a offrire le sofferenze, le malattie, i disagi di ogni giorno, cose che non abbiamo cercato e che nel linguaggio corrente chiamiamo “croci”: facciamo bene a farlo per non sprecarle.
Quando, però, Gesù parla di croce, intende un’altra cosa.
È l’invito a seguire lui, con la coerenza alla vita, sino in fondo, costi quel che costi.
Ebbene, questa cosa, anche nel nostro caso, mette sempre in moto la cattiveria degli altri. Essi, pertanto, ci respingeranno, ci faranno soffrire, ci getteranno contro parole ignominiose e calunnie.
Questa è la croce evangelica.
Ed è proprio a questo che si riferisce Gesù quando dice: “Chi vuol essere mio discepolo prenda ogni giorno la sua croce e mi segua”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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