Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
27 agosto 2026 * S. Monica
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27 Testata dangoloTesti liturgici: Is 5,1-7; Sl 79; Fil 4,6-9; Mt 21,33-43
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È iniziata così la prima lettura: “Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna”.
È un canto poetico e simbolico che manifesta una grande realtà.
Descrive, in maniera sintetica ma chiara, la storia della relazione di Dio con il popolo ebraico. Egli lo aveva scelto come suo popolo.
Il brano evidenzia, se così ci si può esprimere, tutto il dolore del Signore per il fatto che ha profuso per esso tenerezza, cura e amore. Purtroppo, riceve in contraccambio ingratitudine e infedeltà, tanto da concludere con l’espressione: “Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?”.
Questa vicenda simbolica della vigna è, in fondo, la storia di ognuno di noi. Quanto amore e quanta sollecitudine il Signore ha sempre manifestato nei nostri confronti!
Spesso anche la nostra risposta di non corrispondenza assomiglia a quella del popolo di Israele.
Anche da noi il Signore si aspetterebbe qualcosa di più e di meglio! Dovremmo rendercene conto, pentircene e ripartire decisi per ricambiare il suo amore per noi.
Perdonerà il Signore tutti gli sbagli e i peccati della nostra vita?
Non dobbiamo dimenticare che l’amore di Dio è al di sopra di ogni nostra infedeltà. Pertanto, possiamo sempre ricominciare con lui una nuova storia di amore e di fedeltà.
Lo stesso insegnamento di non corrispondenza è ribadito con la parabola evangelica della vigna e dei contadini, la quale conclude con la sentenza: “Vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato ad un altro popolo che ne produca frutti”.
Per il profeta Isaia la vigna era il popolo ebraico, come dal salmo responsoriale: “La vigna del Signore è la casa d’Israele”; per noi la vigna del Signore è la Chiesa, nella quale tutti siamo chiamati a lavorare.
Forse anche noi ci comportiamo come quei contadini?
Si tratta di interrogarsi sulla motivazione vera per cui si adempie il servizio ecclesiale, tanto a livello ministeriale (presbiteri e diaconi, accoliti e lettori, catechisti e operatori pastorali), quanto ad ampio livello di appartenenza al popolo di Dio, cioè semplicemente come battezzati.
Bisogna costatare che spesso non siamo liberi da meschini interessi o da altre ragioni ancora più subdole.
Quanti ministri e quanti cristiani ci comportiamo così!
Più che alla vigna del Signore guardiamo a noi stessi.
E quanti, a livello di popolo di Dio, ci comportiamo malamente verso i ministri di Dio e verso chi lavora esplicitamente nella vigna del Signore!
Ecco perché la vigna potrebbe essere tolta a noi e affidata ad altri.
Gesù nella parabola cita i profeti, tutti maltrattati. Infine cita anche il Figlio stesso di Dio, cacciato fuori e ucciso.
Non è forse una storia che si ripete?
Basta fare un giro nel mondo e intorno a noi. Quanti cristiani sono maltrattati, perseguitati e uccisi!
Quanti sono rifiutati se, in qualche maniera, ci danno fastidio perché non sono d’accordo con il nostro personale punto di vista, che non è secondo Dio!
Quanti ce ne sono anche nelle nostre comunità! Costoro, senza muovere un dito per cambiare in meglio, non ascoltano; anzi, deridono e criticano coloro che fanno del loro meglio nella vigna del Signore. Sono pronti a denigrare tutti, a cominciare dal parroco, sino all’ultimo operatore pastorale.
La conseguenza?
La vigna sarà data ad altri. Questo può avvenire in diverse maniere.
Non lamentiamoci, allora, se non avremo più vocazioni sacerdotali, se non avremo più il parroco, se non avremo più chi si prende cura dei nostri ragazzi e della gioventù, se avremo divisioni sempre più marcate fra di noi, tali da aggravare ancor di più la situazione.
Facendo così, cosa abbiamo risolto?
Sac. Cesare Ferri, rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

 

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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