Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
27 agosto 2026 * S. Monica
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29 Tributo a CesareTesti liturgici: Is 45,1.4-6; Sl 95; I Ts 1,1-5; Mt 22,15-21
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Interessante la domanda su un argomento che ci tocca da vicino, che è sempre presente nei nostri discorsi: quello delle tasse. Infatti, qualsiasi tipo di tassa, fa sempre discorrere, ci lascia scontenti, fino al punto che si cerca sempre il modo di evadere.
Anche ai tempi di Gesù avveniva questo. Ecco perché gli chiedono: “Maestro, è lecito o no pagare il tributo a Cesare?”.
L’ipocrisia degli interlocutori è davvero grande: a loro non interessa se il Maestro risponde saggiamente oppure no. Il loro vero intento è quello di metterlo in difficoltà, facendogli dire qualcosa che avrebbe potuto metterlo in seria ostilità o con l’autorità religiosa o con quella politica.
La conseguenza: se avesse detto “sì”, si sarebbe inimicato il popolo e sarebbe stato catturato dall’autorità religiosa, se avesse detto “no” sarebbe stato ribelle all’autorità civile e quindi catturato dall’autorità romana.
Ma a Gesù non interessa inimicarsi qualcuno e non guarda in faccia a nessuno. Egli vuole solo affermare una cosa. Vi sono impegni umani, legati alla vita sociale, che vanno assolti; ma, al di sopra di questi, vi sono anche impegni che ciascuno ha con Dio, che pure vanno assolti.
Ecco pertanto la risposta: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.
Cosa dobbiamo rendere a Dio?
Quello che gli spetta, cioè il primo posto nella vita. Cosa questa che, come è ovvio, nulla aggiunge a lui, ma tutto ridonda a nostro vantaggio.
Primo posto significa, ad esempio, lodarlo e ringraziarlo sempre, come abbiamo cantato nel salmo responsoriale: “Grande è il Signore e degno di ogni lode”.
Significa fidarsi di lui che è il sovrano assoluto di ognuno di noi e della storia, nel suo insieme.
Allora, siamo in buone mani!
Sia chiara, comunque, una cosa: per condurre la storia, può servirsi di chiunque, anche di chi non è credente. Ce lo ha detto chiaramente la prima lettura.
Ciro non apparteneva al popolo di Israele, non credeva nel vero Dio.
Ebbene, il Signore proprio a lui dice: “Ti renderò pronto all’azione, anche se tu non mi conosci”.
Dunque, si è servito di lui, anche se non conosceva il vero Dio, per ricomporre il popolo di Israele.
Di chi servirà in questi tempi così drammatici e tristi?
Non lo sappiamo.
Una cosa è certa: il destino delle nazioni e degli uomini, come detto, è in mano di Dio; anche quando essi non lo sanno o non hanno mai sentito parlare di Lui. Questo avviene pure quando ci troviamo di fronte a ingiustizie o a sconvolgimenti sociali.
Pertanto, ci fidiamo pienamente del Signore e, pur vivendo nella speranza perché non vediamo ancora chiaramente, siamo certi che qualcosa accadrà.
Fidarsi, però, non significa stare con le braccia conserte. Nostro compito è aiutare tutti gli uomini a vedere nella vita e nella storia le tracce della provvidenza di Dio.
Proprio quando sembra che la disperazione e il sopruso abbiano il sopravvento, la testimonianza dei cristiani ha grande valore per aiutare gli uomini a leggere la presenza di Dio nella vita di ognuno.
Non solo nella vita dei popoli. Anche nella vita personale di ognuno di noi, si serve di mezzi e di persone che potrebbero non avere con lui nulla a che fare.
Ma è proprio questo il miracolo: Dio ha tanto a cuore la salvezza di tutti, che è in grado di inventare modi sempre nuovi anche lì dove sembrerebbe impossibile.

Sac. Cesare Ferri, rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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