Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
27 agosto 2026 * S. Monica
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tutti-santiTesti liturgici: Ap 7,2-4.9-14; Sl 23; I Gv 3,1-3; Mt 5,1-12
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Rallegriamoci ed esultiamo ancora: oggi è la festa di tutti i Santi.
Cosa significa per noi tale festa?
Qualcuno potrebbe avere questa idea: siccome non possiamo elencarli al completo nel calendario, oggi li ricordiamo tutti insieme, così non ne sfugge nessuno.
Niente da dire, è anche vero; ma non dice tutto.
Innanzitutto ci domandiamo: chi sono i santi? Sono forse solo quelli canonizzati dalla Chiesa?
Questi, ovviamente, non sono esclusi, ma non sono tutti. Ce ne sono tantissimi altri.
I Santi sono coloro che, avendo vissuto l’amicizia di Dio sulla terra, sono salvi per l’eternità; in altre parole, sono tutti quelli del paradiso. Tra questi, ci sono i nostri famigliari e congiunti, gli amici e conoscenti, ed anche le persone che, forse, neppure abbiamo stimato abbastanza.
Qualcuno potrebbe erroneamente pensare che i santi sono coloro che ci ottengono miracoli.
Certamente, sono anche costoro, ma non solo. Potrebbero non ottener nessun miracolo costatabile, eppure lo sono ugualmente.
Chi sono, allora, i santi?
Sono tutti coloro – come già detto - che, nella vita, hanno cercato di fare la volontà di Dio – anche se, purtroppo, hanno avuto bisogno della sua misericordia, non essendoci sempre riusciti - e che, in tale stato di amicizia con Dio, sono spirati.
In altre parole, i santi sono tutti quelli che, essendosi salvati, godono in eterno la beatitudine del Signore, compresi quelli che - lo celebreremo domani - sono in corso di purificazione. Infatti, li chiamiamo “le anime sante del purgatorio”.
Ed ora, un’altra domanda.
Quanti sono i santi?
Sono in numero incalcolabile, come dalla espressione ascoltata nella prima lettura: “Una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”.
Cosa ne segue, riferito a noi?
Che tutti, indistintamente, siamo chiamati alla santità, ognuno vivendo bene nel proprio stato di vita.
La santità è qualcosa che si ottiene con il nostro sforzo, oppure no?
Anche, ci vuole una corrispondenza e un impegno; ma, prima di essere questo, essa è un dono.
Ci è stato fatto nel giorno del Battesimo. Con esso siamo divenuti figli di Dio. La santità è proprio questo: somiglianza con Dio e, in quanto figli, suoi eredi, eredi del paradiso.
Essa, come detto, è certamente anche un impegno e un cammino.
In altre parole, tutti siamo chiamati a collaborare per farla crescere; analogamente ad un figlio che, da neonato, è chiamato a divenire adulto, con l’impegno proprio e l’aiuto di chi gli sta attorno.
In che modo si collabora per divenire santi?
Non occorre compiere azioni e opere straordinarie, né possedere carismi eccezionali.
È necessario, invece, ascoltare Gesù e poi seguirlo, senza perdersi d’animo di fronte alle difficoltà. Si tratta di vivere bene, con amore – come già detto - nel proprio stato di vita. Pure la più piccola e insignificante cosa, ci santifica, anche se non è considerata dagli altri.
Quale conseguenza anche in questa terra?
Che, nonostante tutto, siamo felici e contenti, come ci ha descritto il vangelo. Esso ci ha fatto una elencazione di beatitudini.
Sia, però, chiara una cosa: il Beato per eccellenza è solo Gesù.
È Lui, infatti, il vero povero in spirito, l’afflitto, il mite, l’affamato e assetato di giustizia, il misericordioso, il puro di cuore, l’operatore di pace.
Però noi, ascoltando e seguendo lui, ci assomiglieremo sempre più a lui ed entreremo nello spirito delle beatitudini, diventeremo veramente felici e beati.
Di conseguenza, la vita non ci porterà ad imprecare, ma solo a lodare e ringraziare il Signore.

Sac. Cesare Ferri, rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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