Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
27 agosto 2026 * S. Monica
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San Giovanni in LateranoTesti liturgici: Ez 47,1-2.8-9.12; Sl 45; I Cor 3,9-11.16-17; Gv 2,13-22
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Oggi la celebrazione della domenica cede il posto alla dedicazione della chiesa-cattedrale di Roma, quale madre di tutte le chiese.
Quali sono i motivi storici sui quali, questa festa, poggia le radici?
L’imperatore Costantino aveva donato alla Chiesa di Roma il vasto palazzo del Laterano con l’area circostante e vi aveva fatto costruire, intorno all’anno 324, una basilica in onore del Cristo Salvatore.
All’inizio del decimo secolo, essa fu dedicata anche a San Giovanni Battista. Secondo una iscrizione, fatta apporre dal Papa Clemente XII, tale chiesa è “madre e capo di tutte le chiese dell’Urbe e dell’Orbe”.
La festa e celebrazione di oggi, perciò, vuol renderci consapevoli e vuol rinsaldare la nostra comunione con la Chiesa di Roma e quindi con Colui che la presiede, il Santo Padre, con il Vicario di Cristo e, di conseguenza, con Cristo stesso.
Inoltre, diventa occasione per evidenziare il mistero della chiesa-tempio, quella fatta di mattoni, che, a sua volta, diventa segno della Chiesa vivente, fatta da tutti i battezzati. Questa Chiesa vivente è edificata con pietre scelte e preziose in Cristo Gesù, che è la pietra angolare, sul quale poggia e su cui c’è garanzia di stabilità.
Le letture di oggi spiegano tale mistero.
Nella prima abbiamo la visione di Ezechiele. In essa si attribuisce al tempio un significato spirituale assolutamente centrale: l’acqua che sgorga da esso rappresenta la grazia che fluisce dalla presenza di Dio nel luogo santo in cui dimora. Gli effetti dell’acqua producono benefici per ogni essere vivente.
Cosa vuol insegnarci?
Se è vero che Dio è ovunque e opera in ogni luogo, è anche vero che ci sono luoghi in cui opera in maniera privilegiata: essi sono tutti i luoghi di culto, ed in particolare le chiese parrocchiale ed i santuari.
Cosa ne segue per noi?
Ne segue che, se possiamo pregare in ogni luogo, non è la stessa cosa pregare in una chiesa o in un santuario.
Come, analogamente, non è la stessa cosa leggere il Vangelo da soli, o ascoltarlo quando è proclamato in una funzione liturgica.
Nella seconda lettura, abbiamo ascoltato: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?”.
Questo ci porta a fare un salto di qualità. Se Dio è presente nel tempio di mattoni, ancor più è presente dentro di noi in quanto siamo tempio vivo della sua presenza, tempio – come si suole dire - dello Spirito Santo.
Tale presenza è in ciascuno di noi, come singoli, ed è nella intera Chiesa.
Guai a profanare questa presenza.
Questo vale per la Chiesa universale, sia per ciascuna delle sue porzioni: diocesi, parrocchia, famiglia, comunità.
Guai a profanare noi stessi con il peccato, guai a infangare i membri delle comunità con il pettegolezzo e la maldicenza, con il puntare il dito senza muovere foglia.
Ed è quello che, a sua volta, sottolinea il vangelo. Il rispetto per il luogo santo di Dio! Il rispetto del tempio ed il rispetto per ciascuno di noi.
Pur tuttavia, il vero edificio sacro è il corpo di Cristo: noi lo siamo in quanto inseriti in Lui con il Battesimo.
Gesù lo asserisce con le parole ascoltate: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”.
Gli interlocutori non hanno capite niente.
Noi, lo abbiamo capito?
Dobbiamo sapere che la chiesa, è segno del corpo di Cristo ed in essa, particolarmente, lo è l’altare. Per questo all’inizio e alla fine della Messa viene baciato dal celebrante. Quel bacio è anche a nome di tutti i presenti: ne siamo consapevoli?
Questo vale per ognuno, secondo la parola ascoltata: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi ”.
Ci aiuti lo Spirito Sante a rimanere sempre suo tempio, senza profanazione di sorta!

Sac. Cesare Ferri, rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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