Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
27 agosto 2026 * S. Monica
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33 Parabola talentiTesti liturgici: Pr 31,10-13.19-20.30-31; Sl 127; I Ts 5,1-6; Mt 25,14-30
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Interessante la descrizione della donna, fatta dal libro dei Proverbi.
Essa, all’inizio, è definita “donna forte” e, successivamente, “affascinante e bella”. Con queste qualità, a parte la soddisfazione per se stessa, è gioia grande per il marito.
In cosa consiste questa fortezza e come si manifesta?
Consiste nella capacità di essere intraprendente. Tale capacità si manifesta con una serie di atteggiamenti ispirati alla praticità, al realismo e alla laboriosità, come dettagliatamente ci ha descritto la lettura.
Di conseguenza, in casa non manca nulla, si vive un clima di serenità, tutti, sia componenti che ospiti, vi si trovano bene.
Tale è l’immagine perfetta che l’autore ha in mente quando pensa ad una donna che, nel contempo, è anche affascinante e bella.
Ma, accanto a questi valori, ve ne è un altro ed è molto più importante: quello di essere virtuosa. Lo descrive immediatamente: “Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare”.
La donna perfetta, dunque, è colei che teme Dio.
In altre parole, è colei che pone la volontà e l’amicizia di Dio al primo posto, nella sua vita. Tutto questo, ovviamente, si ripercuote in famiglia. Solo con questo atteggiamento la famiglia è costruita sulla roccia. Con le altre qualità, da sole, difficilmente può reggersi: tutti possiamo costatarlo nelle famiglie che si sfasciano!
Quanto detto sinora, però, non è da riferirsi soltanto alla donna, ma è un dono ed un impegno che riguarda tutti.
Ecco, allora, il vangelo che ci richiama l’argomento.
La questione, che Gesù pone in questo brano, non è tanto quella di avere pochi o molto talenti: sono doni suoi e li distribuisce come crede.
Il punto, semmai, è come comportarci per fare fruttare quelli che abbiamo, affinché servano alla gloria di Dio, al vantaggio personale e a quello degli altri.
È proprio questo, in fondo, il limite del terzo servo: egli dice di avere avuto paura della possibile reazione del padrone, ma in realtà è stato soltanto molto pigro.
In altri termini, non è stato capace di utilizzare il bene più importante che il Signore gli aveva dato, cioè il tempo, per far fruttare l’unico talento che aveva ricevuto.
Quanto tempo noi sprechiamo nel coltivare cose superflue o di poco valore!
Quanto tempo perdiamo davanti alla televisione ed altri hobby di poco conto!
Quanto poco o nulla diamo di tempo per arricchirci davanti a Dio, e per essere di utilità al prossimo!
Quanto tempo perdiamo nella paura o nel timore, quasi come se Dio si dimenticasse di noi, non ci aiutasse a portare a compimento quello che ci chiede!
Dopo queste esclamazioni, una domanda.
Quanto tempo abbiamo da vivere ancora?
Francamente, non lo sappiamo.
Ma nemmeno questo è importante: che sia un minuto o siano tanti anni, l’importante è utilizzare bene il tempo, evitando ogni pigrizia, superficialità e timore.
Tutto questo paralizzerebbe la nostra capacità di amare Dio e il prossimo.
Non ci farebbe sentire la lode del Signore: “Bene, servo buono e fedele… prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Ci farebbe, invece, sentire il rimprovero: “Servo malvagio e pigro… toglietegli il talento… gettatelo fuori nelle tenebre…”.
Aiutaci, Signore, ad utilizzare bene i doni che ci hai fatto!

Sac. Cesare Ferri, rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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