Testi liturgici: Is 7,10-14; Sl 23; Rm 1,1-7; Mt 1,18-24Per il documento: clicca qui
Abbiamo ascoltato l’annuncio di due nascite, le quali si richiamano a vicenda: quella del profeta Isaia ad Acaz, e quella dell’angelo a Giuseppe.
Ambedue sono per provare la fede di coloro a cui sono indirizzate.
Acaz, che è il responsabile del regno di Israele, non mostra di fidarsi dell’aiuto di Dio per essere vittorioso nella guerra, ma preferisce allearsi con i regni circostanti.
Isaia, invece, afferma che non mancherà comunque la presenza e l’aiuto del Signore. Come segno di questa verità, annuncia che una giovane donna della famiglia reale, discendente di Davide, attende un figlio al quale verrà dato il nome di “Emmanuele”, che significa “Dio con noi”.
Anche a Giuseppe viene annunciato che la Vergine Maria, sua sposa, con la quale ancora non ha convissuto, attende un figlio concepito per opera dello Spirito Santo, e che lui chiamerà Gesù, che vuol dire “Salvatore”, perché salverà tutta l’umanità.
Questo fatto, poi, viene pure collegato all’episodio di Isaia. L’annuncio di Isaia, infatti, ha avuto anche un volare profetico, nel senso che quella ragazza sarebbe stata la Vergine Maria. Essa, infatti, ci ha dato l’Emmanuele, il “Dio con noi”, il Salvatore del mondo.
Ho detto pocanzi che i due episodi sono avvenuti anche per provare la fede degli interessati.
Se Acaz non ha avuto fede, Giuseppe l’ha esercitata in pieno.
Il vangelo non scende nei particolari e non parla del travaglio interiore di Giuseppe, si limita a dire che era un uomo “giusto”.
Ma noi possiamo immaginare cosa si prova nel cuore quando veniamo a costatare che la donna, a cui si è dato il proprio amore ponendovi la massima fiducia, dà prova palesemente di non essere stata fedele al proprio marito.
Tanto più in Giuseppe, tale fatto, ha prodotto un travaglio inimmaginabile, proprio per il fatto che lui era “giusto”, e quindi timorato di Dio, e quindi alla ricerca di fare solo e sempre la volontà del suo Signore.
Come comportarsi nella situazione?
Nel rispetto della legge mosaica, e quindi nel rispetto della legge di Dio, l’avrebbe dovuta far lapidare. Sarebbe stato il modo per mostrare che veramente era “giusto”, osservante della legge.
Ma nel contempo l’amava, non aveva perduto la fiducia in lei, non poteva esporla al pubblico ludibrio. D’altra parte, avendole Maria raccontato le ragioni del fatto, non si considerava degno di stare al suo fianco. Anche in questo caso, avrebbe mostrato il fatto di essere “giusto”.
Tutto considerato, è giunto a concludere che la volontà di Dio fosse che la licenziasse in segreto, salvandole così la vita.
Ma è proprio qui che interviene Dio in persona, attraverso l’angelo, che gli spiega la grandezza del piano divino, nel quale lui sarebbe dovuto essere il padre e l’educatore del nascituro.
Ed ecco la fede di Giuseppe, che conferma il suo essere “giusto”: “Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sua sua sposa”.
Cosa insegna a noi tutto questo?
Quante volte anche noi siamo in situazioni nelle quali sperimentiamo incertezze e difficoltà, non sappiamo quale via scegliere, cosa il Signore vuole veramente da noi.
Dobbiamo essere certi che il Signore è con noi, però non ci risparmia la fatica di cercare sempre quale sia la sua volontà.
Egli lo fa non perché desidera vederci nel dubbio o nella tribolazione, ma perché sa che le decisioni importanti, nella nostra vita, hanno bisogno di essere accompagnate da riflessione, preghiera e silenzio.
Successivamente arriverà la luce. Però, non dobbiamo dimenticare che davanti al Signore “un giorno è come mille anni”.
Si tratta di attendere nella speranza.
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello