Riflessioni di don Ferri in ritiri
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
4 marzo 2024 * S. Casimiro
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26.Scacciare i demoni
Si tratta della undicesima riflessione sul tema dell' essere "Artigiani di Comunione", preparata per il ritiro del 12 dicembre 2021, presso il Santuario di San Giuseppe in Spicello.
Per il documento: clicca qui 
La famiglia evangelizza nel proprio ambiente di vita
(testo di riferimento Mc 5,18-20)

Dal Vangelo di Marco.
“Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: Va nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te. Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decapoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati”.

Premessa
Di fronte al brano evangelico che abbiamo ascoltato, ci verrebbe spontaneo chiedere: “Perché Gesù non gli ha permesso di seguirlo? Non sarebbe stato meglio accoglierlo subito fra i suoi discepoli?”. 

Per comprenderne la motivazione, facciamo un trasferimento, lo applichiamo ad un nostro comportamento di fronte ad analoga richiesta.

Facciamo l’ipotesi che oggi capiti qui una giovane coppia, per caso o, meglio ancora, perché qui condotta dallo Spirito. Si mette ad ascoltare con noi la riflessione, poi partecipa con noi all’Eucaristia, successivamente scambia qualche parola con alcuni dei presenti e alla fine, dopo aver anche ascoltato le risonanze, rimanendone edificata, chiede di entrare a far parte dell’Istituto.

Noi cosa risponderemmo?

Certamente non diremo subito di sì, come se poi dipendesse solo da noi. Invece, la inviteremo a continuare nel partecipare, a riflettere ancora per comprendere più a fondo, a fare l’esperienza di un corso di esercizi, a parlarne con il delegato, a rendersi conto che si tratta di una vocazione. ciò premesso, pur entrando per una libera scelta, questa è condizionata dal fatto  di rendersi conto che è il Signore a chiamare.

Nel frattempo, comunque, tornando a casa e nei suoi ambienti, tale coppia non terrà nascosta l’esperienza fatta, certamente ne parlerà con altre, invitandole a partecipare.

Ebbene, questo nostro comportamento rispetta alla lettera quello tenuto da  Gesù nei confronti dell’ex indemoniato.

Non è che gli abbia risposto definitivamente di no, anzi, tutt’altro. In altre parole ha voluto vedere se veramente diveniva un evangelizzatore, cosa che di fatto avvenne perché lo ha annunciato ad altri.

E’ veramente andato a raccontare la sua esperienza, ubbidendo alle parole di Gesù che gli dava due precise indicazioni, quelle di andare: “Va nella tua casa, dai tuoi…”.

Questa evangelizzazione se è valida per tutti, per una sua specificità, come detto in precedenti riflessioni, ancor più vale per la coppia di sposi.

Come evangelizzare nel proprio ambiente
L’evangelizzazione nel proprio ambiente se vale per il singolo in forza del Battesimo, come appena detto, vale per la coppia in forza del Sacramento nuziale.

Ed allora ci domandiamo, sia per ognuno di noi e sia per ogni coppia di sposi, chi sono quelli indicati da Gesù con le espressioni “nella tua casa” e “dai tuoi?”.

Si tratta di entrare, diciamo così, nella propria “rete relazionale”, cioè di applicarlo nei contatti che abbiamo con quelle persone che incontriamo nel nostro “ambiente di vita”. Esse sono innanzitutto quelli di casa, poi gli amici personali e di famiglia, i colleghi di lavoro e di studio, i dipendenti di una azienda di cui uno è capo, i parenti più o meno stretti, i genitori dei figli che studiano o che vanno al catechismo insieme ai propri, i ragazzi a cui si fa catechismo, i vicini di casa credenti o meno che siano, le persone casualmente incrociate nei supermercati o in un luogo di ritrovo quale il bar, e così via… ed infine tutte le persone della propria parrocchia ed anche di quel gruppo con cui ci incontriamo per un particolare cammino di fede.

Ho appena detto che incontriamo “credenti o meno”, ed anche praticanti o meno, abbastanza fervorosi o del tutto indifferenti in fatto di religione e di fede, sono quelli che normalmente definiamo i “lontani”, ma che, se sono lontani dalla fede, di fatto sono quelli a noi “vicini”.

Ebbene, è attraverso la testimonianza della coppia che potrebbe arrivare ad essi la capacità di riaccendere il “lucignolo fumigante” e riavvicinarsi.

È vero che, tra l’altro, la rete relazionale con i parrocchiani apparterrebbe innanzitutto al sacerdote parroco, ma sarebbe pressoché vana la sua opera evangelizzatrice se non fosse supportata pure dai laici, anche singoli, ma soprattutto in quanto sposi e famiglie.

Infatti, l’eventuale parola, o richiamo, o esortazione del sacerdote è meno ricettiva in quanto, come impropriamente si suol dire, quello è il suo “mestiere”, cioè lo deve fare per esplicita missione, anche se a volte, purtroppo, la sua vita non corrisponde a quanto dice, e quindi con probabili effetti contrari; mentre l’analogo intervento del laico e della coppia di sposi – se di fatto vivono coerentemente la loro fede e la vivono gioiosamente - colpisce molto di più, tanto da far pensare e dire agli altri: “Ma… chi te lo fa fare?”.   

Pur tuttavia, un simile comportamento, fa certamente riflettere coloro che si incontrano tanto da far loro pure pensare: “Se lo dite o lo fate voi, senza interesse alcuno… vuol dire che ci credete… vuol dire che ne avete fatto esperienza… vuol dire che ci volete bene… vuol dire che desiderate che anche noi facciamo tale esperienza…”.

Modo e forma dell’evangelizzazione nel proprio ambiente
A questo punto, però, deve scattare in noi una specie di molla.

Si tratta di credere fermamente nella divina Provvidenza che sta conducendo ogni situazione nella quale ci troviamo, che sta donandoci la grazia necessaria nello stato di vita matrimoniale in cui ci troviamo, che sta conducendo sia noi che gli altri.

Cosa vuol dire questo?

Vuol dire che sempre dobbiamo vivere in piena fiducia e in una instancabile speranza perché è solo il Signore ad operare assieme a noi.

In altre parole, vuol dire che, nonostante tutto, non dobbiamo mai lamentarci o scoraggiarci anche se, a prima vista, potrebbe sembrare di non raccogliere i frutti attesi. Dobbiamo convincerci che questo non è altro che una regola di natura.

Infatti, per similitudine, nelle nostre campagne non si raccolgono i frutti il giorno successivo alla fioritura, non si trebbia il grano ad un mese dalla semina e neppure il giorno dopo della sua concimazione.

Questo per dire che dobbiamo sempre credere che lo Spirito Santo opera nel silenzio e senza nessun calcolo di tempo. Lo sappiamo, per il Signore “mille anni è come un giorno”. Rimanendo nella similitudine, anche se non lo vediamo, la spiga in potenza è già dentro il chicco che abbiamo seminato.

L’importante rimane di credere nella espressione di una preghiera formulata da don Alberione: “Che la nostra presenza ovunque porti grazia e consolazione”.

Questo per dire che spesso, più che le parole di invito e di esortazione, la sola nostra presenza è già evangelizzazione nel proprio ambiente, a condizione che sia sincera e coerente, non fatta solo di parole ma di testimonianza vissuta.

Ed allora è proprio vero che, valorizzando tutte le relazioni esistenti, non si va ad evangelizzare i così detti “lontani”, ma si evangelizza mentre si va, cioè mentre si incontrano, secondo l’espressione evangelica: “E strada facendo, predicate che il Regno dei cieli è vicino”.

Da notare che per “vicino” non si tratta di vedervi una misura geografica, ma una presenza che sta al nostro fianco, quella presenza che ci ripete sempre: “Non temete! Io sono con voi”. 

Con tale presenza noi diveniamo come un “fermento” in mezzo agli altri, tale da rendere saporita e gioiosa la loro vita. Essa diviene luce per chi non crede, consolazione per chi soffre, speranza per chi è in difficoltà.

A questo punto, per concludere, voglio incoraggiare chi potrebbe trovarsi in una situazione esterna di non poter fare più di tanto, sia per l’età che per gli acciacchi, sia per timidezza che per il timore di non essere considerati più di tanto. Potrebbe pensare di essere un nulla. Invece è da tener presente che, oltre alla parola ed alla azione, tante sono le forme di evangelizzazione e di apostolato, quali la preghiera, la sofferenza, la riparazione e così via.

Ed allora, per tutti quanti, è da non dimenticare la preghiera dell’Alberione: “La mia presenza ovunque porti ovunque grazia e consolazione”.


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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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