Riflessioni di don Ferri in ritiri
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
15 giugno 2024 * SS. Vito e CC. mm.
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Discorso della montagna.2Riflessione dettata dal Rettore alle famiglie riunite in ritiro spirituale il 13 maggio 2012 nel Santuario San Giuseppe in Spicello di San Giorgio di Pesaro
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Prima affermazione: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.
Diciamo subito che c’è una “giustizia umana”, che si mette in pratica sul piano sociale, detta anche giustizia distributiva; c’è una “giustizia evangelica”, essa comprende quella umana e la supera.
Per fare un esempio di giustizia umana tra datore di lavoro e dipendente: è giusto e doveroso che il dipendente esegua i suggerimenti e gli ordini che riceve, altrettanto il datore di lavoro dia la ricompensa come giusta e pattuita.

Rapportando quanto detto sul piano evangelico, potremmo paragonare Dio al datore di lavoro e noi quali suoi dipendenti. Da parte nostra è richiesto l’impegno di collaborare per realizzare il suo disegno di amore, in ascolto di lui, in continua ricerca della sua volontà; da parte di Dio non mancherà la giusta ricompensa ecco come è da intendersi l’espressione “saranno saziati”; ed altrove: “riceverete il centuplo”.
In altre parole la “giustizia divina” sta nel mettere Dio al primo posto con le conseguenze pratiche che si manifestano e si eseguono con i nostri comportamenti. Però, anche sul piano evangelico c’è da fare un passo avanti, secondo l’espressione: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei”. Quindi c’è una “vecchia giustizia”, quella dei farisei, che deve essere superata.
In cosa consiste la vecchia giustizia? Essa è così codificata nel libro dell’esodo: “… pagherai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferite per ferite, livido per livido” (Es 21,23-25); era la così detta “legge del taglione”. Questa legge veniva osservata e applicata alla lettera, ma, anche se da un lato era buona, non era certamente una legge perfetta.
Oggi, per fare giustizia umana, ci sono gli “avvocati” e i “giudici”. Quella volta vi era il “vendicatore del sangue”, eletto dalla tribù, detto anche “redentore”: egli garantiva giustizia e pace.
In cosa consiste la “nuova giustizia” portata da Gesù?
Questa non esclude l’altra, la quale sul piano umano deve rimanere; ma c’è bisogno che sia superata, altrimenti non si entra nel “regno dei cieli”. Anche questa nuova giustizia è garantita e messa in pratica tramite un “redentore”: Gesù Cristo.
Dopo il nostro peccato Dio Padre avrebbe potuto, come atto di giustizia, escluderci per sempre dalla salvezza. Invece ha mandato il Figlio che, in quanto “redentore”. ha fatto giustizia spargendo il proprio sangue. Questo ha fatto con un atto supremo di amore.
Pertanto, la nuova giustizia non è più basata sul rapporto del “pari e patta”, ma sull’amore disinteressato, che non esige contraccambio, che non si vendica, che perdona sempre, come ha fatto e fa sempre Dio. Quando noi, nei rapporti vicendevoli, mettiamo in pratica questo tipo di giustizia, sarebbe assicurata anche quella distributiva umana; scomparirebbero tutte le disuguaglianze e ingiustizie del mondo.
Il brano evangelico, proposto in questa riflessione, conclude: “Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta”; a questo punto don Lamera commentava traducendo: “tutto il resto vi sarà tirato addosso, anche se non lo volete”. Di qui comprendiamo il significato della beatitudine quando conclude dicendo: “Sarete saziati”.
È dalla citata espressione che è nato il “segreto o patto di riuscita” che don Alberione, unitamente a don Giaccardo, ha stipulato con il Signore. Successivamente, in riferimento al patto stesso, ha firmato, su un foglio di carta, quella famosa cambiale: una follia dal punto di vista umano, ma un grande atto di fede in rapporto a Dio. Valeva per lui ma avrebbe avuto valore anche per tutti i suoi figli spirituali se, credendolo, lo avrebbero messo in pratica. Come siamo stati fortunati noi chiamati nella Famiglia Paolina!
Ecco cosa ha scritto:
In alto al centro del foglio: “Cambiale”.
Sotto le parole evangeliche: “Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia”. Poi sotto, per sottoscrivere questa volontà, le firme: “Sac. Alberione Giacomo – Sac. Giaccardo Timoteo”. Nella riga sottostante: “Tutto il resto vi sarà dato in aggiunta”. Seguono la firma di chi ha fatto la promessa: “Gesù Cristo”; e poi, come garanti, quelle del: “Padre” e “Spirito Santo”.
Il fatto è avvenuto in un momento di grande crisi sia per la sua salute, sia per il bisogno della comunità, a cui mancavano tante cose, comprese quelle di prima necessità. Nel testo scritto del patto, da lui composto quale espressione della sua fiducia in Dio, venivano enumerate le varie necessità e ad ognuna veniva accostata anche una percentuale di moltiplicazione. Era convinto della risposta positiva del Signore, come se gli avesse detto: “E io ti darò in sovrappiù tutto il resto, cioè la scienza, la salute, la casa, il pane, il vestito, e quanto altro ti sia necessario e utile, secondo la moltiplica da te richiesta”.

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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